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Angelo Moscariello

Tiratore Skeet Beretta

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Presentazione

Sono Angelo Moscariello e sono uno skeettista dal 2002. Attualmente sparo con il Beretta DT11 allenandomi sia al TAV Valle Aniene che al TAV Tana del Lupo. Sono nato il 10 marzo del 1990 ad Atripalda (AV) e sono un atleta presso le Fiamme Oro. La mia filosofia di vita è cercare di vivere al meglio, ed affrontare i problemi con serenità.

Aggiungo che lo sport mi ha insegnato che ogni sconfitta nasconde degli insegnamenti che possono portare a delle vittorie future, quindi, non bisogna mai arrendersi e affrontare la vita sempre con determinazione e al massimo delle energie.

 


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Biografia

Angelo iniziò a sparare nel 2002 all’età di 12 anni, partecipando alla sua prima gara targata ISSF nel 2007, quando partecipò al Campionato Europeo che si è svolto a Granada. Nel 2009 porta a casa la medaglia di bronzo junior partecipando al Campionato del Mondo di Maribor. L’anno successivo conquista il terzo posto all’Europeo junior di Kazan e arriva 14esimo durante il Mondiale di Monaco di Baviera.
Il 2 febbraio del 2012, a Roma,  viene insignito della Medaglia D'Argento al Valore Atletico dal CONI e il 6 dicembre dello stesso anno ottiene il riconoscimento dal CONI di Avellino per i prestigiosi risultati ottenuti.
Durante la sua carriera ha ottenuto va riconoscimenti dal Comitati Regionale FITAV - Campania, nonché altri riconoscimenti dal Sindaco e dall'Amministrazione Comunale di Montella (AV).
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OLIMPIADI CAMPIONATO DEL MONDO CAMPIONATO EUROPEO
Oro Argento Bronzo Finale Oro Argento Bronzo Oro Argento Bronzo
            Maribor 2009 JR     Kazan 2010 JR

Cosa porta con se in pedana?

Il fucile

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Non c’è tiratore al mondo, dal più affermato al principiante, che non conosca le straordinarie prerogative di precisione, bilanciamento, maneggevolezza, durata dei fucili da competizione DT11 Trident Beretta. Angelo Moscariello spara con il Dt11 Beretta.

Gilet da tiro,

Cappello,

Polo,

Cuffie,

Occhiali,

Borsa ...

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Intervista

Qual è il tuo fucile preferito?

Il mio fucile preferito è il sovrapposto Beretta, nello specifico il modello DT11.

Perché preferisci usare quel determinato modello di fucile?

Preferisco usare quest’arma per le sue innovazioni tecnologiche. Dal punto di vista tecnico, rispetto ai suoi predecessori, ho riscontrato una particolare facilità di brandeggio, una migliore distribuzione delle rosate e soprattutto una riduzione dell’impennamento delle canne all’atto dello sparo. Infatti le nuove canne, costruite con tecnologia steelium pro, e la bascula più spessa di 3 mm rispetto al suo predecessore DT 11 Trident hanno favorito il bilanciamento dell’arma e quindi anche il puntamento e il brandeggio stesso. Doti indispensabili che rendono questo fucile un’arma perfetta per il tiro a volo.

Quale è il tuo tiratore preferito?

Il mio tiratore preferito si chiama Ennio Falco perché è uno dei più forti tiratori d’Italia e del mondo. Ha un curriculum sportivo lungo chilometri, inoltre è campano come me! Ho avuto più volte la fortuna di allenarmi e gareggiare con lui, traendo degli insegnamenti dal punto di vista morale e tecnico. Nell’osservarlo capivo quanto impegno, sacrificio e dedizione richiede questo sport, quanto lavoro ci vuole per arrivare in forma ad ogni appuntamento sportivo. Per questo è da prendere assolutamente come modello. Un altro tiratore che mi piace osservare è il pluricampione cipriota George Achilleos, per un motivo: la sua tecnica di tiro, nata dalla scuola di Tonino Basi, è molto simile alla mia; per questo nei suoi movimenti tecnici rivedo me stesso.

Chi ti ha ispirato a praticare il tiro a volo?

Mio padre. Inizialmente con la caccia, seguendo lui, ho imparato a sparare e a maneggiare le armi. Quando il periodo di caccia era terminato andavamo a sparare ai piattelli. Da lì è iniziato tutto.

L’aneddoto più bello legato al tiro a volo?

Era il 2010 e da junior venni convocato dal CT Fazi in prima squadra per affrontare il campionato del mondo di Monaco. Gli altri due compagni di squadra erano Valerio Luchini e Ennio Falco. Avevo solo 20 anni e sapevo che era una gara dalle grandi difficoltà tecniche. Iniziai bene con un bel 25, ma avevo cosi paura e timore di affrontare quei mostri sacri dello skeet internazionale che nelle successive due serie feci 5 zeri, totalizzando il primo giorno di gara 70/75. Ero disperato perché credevo di non essere all'altezza di quella gara, mi ripetevo di non meritare di stare in quella squadra! Ma anche se la mia gara individuale era finita perché i 5 zeri pesavano troppo in una evento di quel livello, sapevo che potevo aiutare la squadra a raggiungere il podio. Avevo altri 50 piattelli il giorno dopo, e mi misi in testa che dovevo realizzare 50, dovevo farcela, dovevo mettercela tutta perché dovevo dimostrare agli occhi della gente e di chi mi aveva portato fin lì che i 25 sapevo farli pure io. E così il giorno dopo realizzai un perfetto 50/50 per un totale di 120/125. Non entrai in finale dal punto di vista individuale, ma fui di sostegno per la squadra perché riuscimmo a conquistare l'argento a squadre ad un solo piattello dall'oro, vinto da Cipro. Per me fu un’emozione salire sul podio più importante del mondo con affianco i più forti tiratori della Terra. Io, un ragazzo di provincia in mezzo ai mostri sacri dello skeet internazionale. Non potevo crederci! E quell'esperienza mi ha insegnato che non bisogna mai arrendersi, si deve lottare fino alla fine, e anche se tutto sembra andare per il peggiore dei modi, ci sarà sempre uno spiraglio di luce se riusciamo a pensare in positivo.

Quale è il tuo campo di tiro preferito?

Può sembrare strano, ma il mio campo preferito è dove ho iniziato a tirare le mie prime fucilate ai piattelli, cioè il TAV "Tana del Lupo". Si trova vicino casa mia, a Montella, un paesino nella provincia di Avellino. E' un bicampo di skeet e percorso di caccia immerso nel verde, tra le montagne. Allenarmi lì mi ispira pace e tranquillità. Lì ho realizzato il mio primo 25 e lì sono riposti tutti i miei sacrifici durante gli allenamenti, rivolti a rompere quel piattello in più in gara. Su questo campo cerco di migliorarmi ogni giorno per arrivare competitivo ad ogni evento.

Quanti anni avevi quando hai preso in mano il tuo primo fucile?

Avevo all'incirca 12 anni, mio padre mi portava spesso sul campo da tiro. Io lo osservavo mentre faceva una serie di skeet. Ricordo che non la portava mai a termine perché per sua bontà, giunto sulla settima pedana, conservava le cartucce per me, per farmi divertire a sparare ai piattelli finali!

Quale è la tua filosofia di vita?

Cerco di vivere la vita al meglio, di affrontare i problemi con serenità. Lo sport mi ha insegnato che ogni sconfitta nasconde degli insegnamenti che possono portare a delle vittorie future. Mai arrendersi e affrontare la vita sempre con determinazione e al massimo delle energie!

Quali sono i tuoi obiettivi e piani per il futuro?

Dal 2012 faccio parte del Gruppo Sportivo delle "Fiamme Oro", che ringrazio fortemente per il grande sostegno economico e tecnico che mi danno ogni giorno per preparare ogni gara. I miei obiettivi sono rivolti a loro e alla Nazionale capitanata dal CT Andrea Benelli. Vorrei vincere qualcosa di importante nel mondo, iniziare a raccogliere i frutti di ciò che ho seminato per tanti anni. Il mio obiettivo sarebbe quello di vincere una carta olimpica e partecipare alle Olimpiadi. Il mio sogno di vincerla ovviamente. Per il resto, al futuro ancora non ci ho pensato, sono ancora troppo giovane!

Che consiglio daresti a chi si ispira a te?

Questo sport regala molte emozioni, è uno sport molto spettacolare per chi lo guarda e lo pratica, però è anche vero che le delusioni sono sempre dietro l'angolo. Non bisogna abbattersi, e il consiglio che posso dare a chi si ispira a me è quello di divertirsi innanzitutto, e in secondo piano di trovare il modo più giusto e semplice per sparare ogni singolo piattello, senza stress e timore: STEP BY STEP TO SUCCESS...

 

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