Museo Privato

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia

250_x_175_PlaceholderCome si evince dal nome stesso trattasi di collezione privata chiusa al pubblico

Sed Tamen salis petrae lurus mope can ubre et sulpuris, et sic facies tornitrum et coruscationem, si scias artificium”.

Questo è ciò che il monaco inglese Ruggero Bacone scrisse nel XIII sec., anche se in una forma grammaticale non corretta, sulla polvere da sparo, dando in questo modo una prova inconfutabile del periodo esatto in cui questa miscela fu conosciuta.

Il Cavaliere del Lavoro Sig. Pietro Beretta e i suoi figli Carlo e Pier Giuseppe, in una fotografia del 1956

Tre secoli più tardi in un documento contabile ora conservato nell’Archivio di Stato a Venezia, furono scritte queste parole: “Oggi 3 Ottobre 1526. Mastro Bartolomeo Beretta da Gardone, territorio Bresciano, per 185 canne da archibugio (destinate) alla Casa nostra dell’Arsenale, (dati) ducati 296”.

Così inizia la storia ufficiale della “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta”, la più antica al mondo tra quelle in attività.
Attualmente la Collezione Beretta raccoglie in esposizione circa 900 armi, ognuna diversa dall’altra.

Alcuni pezzi di più recente fabbricazione sono invece custoditi in vari reparti dell’ Azienda ed andranno probabilmente ad arricchire la raccolta in un non lontano futuro.

Due sono i locali principali adibiti alla Collezione Beretta:

  • La “Grande Armeria”
  • La Sala del consiglio con annesso studio del Cav. del Lavoro Pietro Beretta.

Armi Corte

IMGP8473La notizia dell'adozione della pistola Beretta fu comunicata al Senatore Giovanni Spadolini, Ministro della Difesa Italiana, dal Segretario alla Difesa Caspar Weinberger il 15 gennaio 1985. All’interno dei tavoli vetrina, disposti al centro della sala, sono raccolte circa 350 armi corte, pistole e revolvers di differenti periodi storici ed origine.

Due vetrine sono dedicate interamente alla produzione Beretta al partire dalla prima pistola semiautomatica Beretta brev.1915 in cal. 9 mm. Glisenti per arrivare a quelle più moderne, a doppia azione e caricatore bifilare, oggi in dotazione a numerosi eserciti e corpi di Polizia nel mondo.

Il mod. 92F cal.9 mm. Parabellum, è stato adottato, dopo estese prove, dall’Esercito, dalla Marina, dall’Aeronautica, dai Marines, dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti d’America, in sostituzione della Colt 1911 A1.

Lo ha annunciato il 15 Gennaio 1985 lo stesso Segretario della Difesa Caspar Weinberger al Sen. Giovanni Spadolini, Ministro della Difesa in Italia, precisando che aveva vinto l’arma che offriva le qualità tecniche migliori.

Altre vetrine contengono pistole a ruota, a pietra focaia, a luminello, a spillo, revolvers di varia provenienza e caratteristiche tecniche (tra cui alcuni prototipi Beretta).

Di particolare interesse è la collezione ex Marcianò che comprende armi corte soprattutto di origine tedesca, tra cui numerosi pezzi Mauser, Luger, pistole con calciolo-fondina, per citarne solo alcune.

Esemplari molto rari di questa raccolta una Borchardt, una Schwarzlose 1893, ed altri nomi quali Simpleton e Bergmann. Molto interessanti sono, inoltre, alcuni prototipi italiani di pistole semiautomatiche degli inizi del secolo quali Revelli, Brixia, Glisenti e le successive Giulio Sosso che si distinguono per alcune caratteristiche originali: la doppia azione, il caricatore a nastro continuo da 19 colpi, il fusto stampato in lega leggera.

In fondo alla sala due spingarde da caccia, una del 1856 e l’altra dei primi del Novecento, alcuni prototipi di mitragliatrici campali ed antiaeree, montate sui treppiedi, ed una Breda 37 cal. 8 mm., costruita dalla Beretta durante il 2° conflitto mondiale, chiudono la rassegna.

Armi Lunghe

IMGP8471Nell’armeria che misura più di 200 mq., sono concentrati la maggior parte dei pezzi. Lungo le pareti scorrono le vetrine d’epoca contenenti le armi lunghe: da un lato quelle militari, dall’altro quelle sportive. Una vetrina a parete in fondo alla sala raccoglie, nella parte inferiore, alcuni fucili che rappresentano l’evoluzione, per punti obbligati, dei vari sistemi di funzionamento del fucile militare, mentre in quella superiore una serie di fucili da caccia Beretta e di altri fabbricanti del periodo 1600-1800.

Lungo il lato destro della sala entrando, raccolti a famiglia di appartenenza (fabbricante e nazionalità) e sempre secondo il criterio dell’evoluzione dei sistemi e delle tecniche costruttive, sono esposti numerosi fucili militari a partire da quelli a retrocarica per arrivare alle armi più moderne del secondo conflitto mondiale.

Il fucile ad ago Dreyse, di cui si conserva un esemplare, nacque nel 1837 come arma a retrocarica ma solo quattro anni dopo venne adottato dall’Esercito Prussiano per le sue caratteristiche innovative che consentivano il rapido caricamento dell’arma con cartucce confezionate.

Il sistema di chiusura non era altro che l’applicazione, per la prima volta, del principio del cardine così come usato da tempo nelle porte. La sua superiorità tecnica contribuì alla rapida vittoria dei Prussiani nella guerra del 1864 con la Danimarca e fece sì che, due anni dopo, la guerra con l’Austria durasse appena cinque settimane.

Un altro fucile che adottò la chiusura a retrocarica e la percussione ad ago fu il francese Chassepot entrato in dotazione all’ Esercito Francese nel 1866. Il 3 novembre 1867, a Mentana, si combattè tra Garibaldini e Francesi. I Garibaldini erano 4700; ognuno aveva solo 24 cartucce e pessimi fucili ad avancarica, tuttavia fugarono gli Zuavi Pontifici e rimasero vincitori finchè giunse il Generale De Failly con 11000 Francesi armati per la prima volta di Chassepot che, come il generale telegrafò al suo Governo, “fecero meraviglie”.

Un’evoluzione del fucile militare così come ideato da Dreyse, fu l’introduzione della ripetizione manuale con serbatoio cartucce. Il fucile svizzero Vetterli, dotato appunto di ripetizione manuale e serbatoio tubolare di derivazione americana, fu adottato dall’Esercito Svizzero nel 1866 e venne anche costruito su licenza negli Arsenali militari italiani a partire dal 1871 nella versione, tuttavia, a colpo singolo.

Tre vetrine sono interamente dedicate ai famosi fucili di Paul Mauser di Oberndorf (Germania) che nel 1868 riuscì a brevettare, negli Stati Uniti, il suo primo fucile con cartuccia metallica.

Tre anni dopo l’Esercito Tedesco decise di adottare l’arma che venne denominata mod. 71. Il successo di questo fucile fu immediato e negli anni successivi, dotato di ripetizione e di altri accorgimenti tecnici, venne adottato dagli eserciti di diversi paesi europei ed extraeuropei.

In altre due vetrine trovano posto le varie versioni del fucile italiano Caracano cal. 6,5 mm., costruito in grandi quantità anche presso la Beretta. L’arma fu adottata dall’Esercitio Italiano nel 1891. Alcune versioni del 1938 vennero prodotte in cal. 7,35. Una variante del fucile mod. 91, denominata Arisaka, fu prodotta in 80000 esemplari in Italia (di cui 40000 da Beretta) per il Giappone: l’ultima spedizione partì da Venezia in sommergibile nel 1941.

La collezione continua presentando altri importanti fucili militari europei e statunitensi quali Lee-Enfield (Inghilterra), Mannilicher (Austria), Gras (Francia), Mosin Nagant (Russia), Springfield (U.S.A.), per citarne alcuni.

In una vetrina successiva si evidenziano alcuni prototipi di fucili semiautomatici Beretta (mod. 30 e mod. 37) a corto rinculo che furono presentati agli Enti Militari durante il periodo fra le due Guerre ma che non vennero presi nella dovuta considerazione.

Di particolare interesse tecnico sono due fucili tedeschi prodotti nell’ultima fase del Secondo Conflitto Mondiale: il fucile mitragliatore FG 42 cal. 7,92 mm. con funzionamento semiautomatico ad otturatore aperto per il miglior raffreddamento; lo Sturmegehewer MP44, cal. 7,92 Kurz, considerato il padre dei moderni fucili d’assalto.

La raccolta continua con l’esposizione delle varie versioni del fucile Beretta BM 59 (trasformazione dell’americano Garand), entrato in dotazione all’Esercito Italiano nel 1960.

Nel settore dei mitra e delle pistole mitragliatrici troviamo il Beretta mod. 18 cal. 9 mm. Glisenti, derivato dalla mitragliatrice Villa Perosa, che si contende con il tedesco Schmeisser MP 18 il titolo di primo mitra della storia (il Beretta mod. 18 era già in dotazione agli Arditi negli ultimi mesi della 1ª Guerra Mondiale). Numerose ed interessanti derivazioni di questo modello sono di seguito esposte, tra cui il moschetto semiautomatico mod. 18/30 in varie versioni.

L’evoluzione del MAB (Moschetto automatico Beretta) mod. 38, disegnato da Tullio Marengoni, è ampiamente rappresentata a partire dal prototipo del 1935 fino al mod. 5 (38/49), dotato di sicura automatica a pulsante.

Una vetrina raccoglie l’evoluzione dei prototipi della PM 12, i cui studi iniziarono nel 1952 sotto la direzione dell’ Ing. Domenico Salza. L’arma entrò in produzione nel 1958 e nel 1961 venne adottata dalla Polizia Italiana e dai Carabinieri. Nel 1977 la pistola mitragliatrice venne modificata, raccogliendo la sicura e il selettore di tiro in un’unica leva, e come tale prese la denominazione PM 12S. Oggi, la sua grande diffusione presso le forze di polizia di diversi paesi testimonia la validità del progetto.

In una successiva vetrina sono raccolti numerosi prototipi italiani di pistole-mitragliatrici tra le quali vanno assolutamente ricordate l’Armaguerra Cremona OG 44 (Oliani G.) che è probabilmente la prima ad utilizzare un otturatore con massa avanzata (per compensare il rilevamento del tiro) e l’Isotta Fraschini, progettata dal tecnico Albertini, che si distingue per la tecnica costruttiva aereonautica della rivettatura (unico esemplare completo rimasto della preserie di 500 pezzi, entrata in linea di montaggio nel Marzo/Aprile ’45).
Un’importante collezione di armi da tiro a segno tipo Stutzen di provenienza austriaca, alto-atesina, bavarese, della fine ’800, comprendente 45 pezzi, conclude l’esposizione di questo lato della “Grande Armeria”.

Sono qui rappresentati i primi sistemi di puntamento a diottra, la ricerca più spinta, da parte degli artigiani del tempo, nella realizzazione di casse anatomiche, nella costruzione di canne particolarmente dimensionate alle quali erano adattati otturatori generalmente di provenienza militare (Martini, Peabody, Werndl).
Sull’altro lato dell’Armeria possiamo osservare, invece, l’evoluzione del fucile da caccia, con numerose testimonianze dei vari sistemi a retrocarica, a pietra focaia, a percussione, sistemi di lavorazione e costruzione delle canne a torcione e damascate, calciature scolpite ed istriate alla foggia araba.
Una vetrina raccoglie alcuni prestigiosi paralleli che rappresentano l’evoluzione dell’antica arma da caccia nella moderna doppietta: due fucili sistema Dreyse con percussione ad ago, alcune doppiette a retrocarica con otturatore girevole tipo Darne e preziose canne damascate, un’altra con chiusura a T e sistema a spillo, una Webley & Scott a cani esterni, una Beretta mod. 101.

Seguendo l’andamento delle vetrine a parete di questo lato della sala troviamo esposte anche numerose armi Beretta da caccia: fucili paralleli a cani esterni, i primi prototipi dei sovrapposti con batterie Anson, la serie completa dei famosi Beretta S 55 che rappresentano il primo esempio al mondo di sovrapposto da caccia di qualità ma di costo contenuto e primo fucile da caccia a due canne, assemblato con componenti già finiti e trattati, oppure armi rimaste allo stadio di prototipo e che si distinguono per alcune originali interpretazioni tecniche e funzionali (fucili con grilletti, sicure e selettori a pulsante).

La grande vetrina centrale espone, sui fianchi, campioni di canne a torcione, damascate, in contrapposizione a quelle forate in barre d’acciaio e accoppiate con il sistema Monobloc (introdotto da Beretta già nel lontano 1912/13), alcuni acciarini di particolare interesse, bastoni animati, bastoni fucile.

Nella parte montante è invece raccolta l’intera produzione sportiva Beretta degli ultimi vent’anni con particolare riguardo all’ incisione di alcuni modelli firmati da noti Maestri Incisori tra cui vanno ricordati i nomi di Corombelle, Slatnik, Bregoli, Tononcelli.

Un’altra vetrina centrale raccoglie una preziosa coppia di pistole a pietra focaia Lazzarino Cominazzo, una cartuccera in cuoio e velluto di lavorazione africana, appartenuta a Francesco Crispi, ed alcuni preziosi fucili Beretta del 1700 tra cui un Giovan Beretta 1° con fornimenti in argento cesellati a sbalzo di pregevolissima fattura ed un fucile di piccole dimensioni, probabilmente costruito per un rampollo di nobile casata, della metà del XVIII secolo, anch’esso marcato sulla canna “Giovan Beretta”.